Posted by clara on Mag - 1 - 2016 under Bevande, Liquori, Sciroppi, Vini aromatizzati
Ingredients

Sambuco, infiorescenze ad ombrello, 20
Buon vino bianco secco o amabile, 1 litro
Aceto di vino bianco, di qualità, 1 litro
Limoni interi non trattati, 3 megio-grandi
Zucchero semolato, 3 kg

 

 

Ancient Italian recipes. Syrups: “Wine” of flowers Elder Nigra plant.  Miscelato in acqua dà una bevanda fragrante, al palato morbida e fresca, solo lontanamente alcoolica e mai aspra, grazie ad una straordinaria alchimia. Dalla sapienza degli antichi un nettare da gustare nei mesi più caldi con qualche cubetto di ghiaccio… Profumi da riscoprire…

 

Esecuzione  per circa 3 litri e mezzo di sciroppo (in 4 step): 

-Fase 1: versiamo in un barattolo molto capiente con tappo il litro d’aceto di vino bianco, e il litro di vino, sempre bianco e di buona qualità.

-Fase 2: aggiungiamo gli ombrelli di fiori di sambuco cui avremo sommariamente tolto parte dello stelo portante, e i 3 chili di zucchero. Tagliamo a pezzi non troppo grandi i limoni interi, priviamoli dei semi  ed uniamoli nel barattolo. Mescoliamo con cura e tappiamo.

-Fase 3: lasciamo maturare per 5 giorni, mescolando bene almeno un paio di volte al giorno per far sciogliere completamente lo zucchero.

-Fase 4: al termine dei 5 giorni filtriamo bene attraverso un colino a maglia fine lo sciroppo ottenuto. Imbottigliamo e tappiamo. Conserviamo in luogo buio e fresco.

Una straordinaria alchimia farà sì che dal nettare ottenuto scompaia ogni traccia di componente acetata, e che risulti praticamente nulla la componente alcoolica del vino. Versatene un dito in un bicchiere, e diluite con acqua fresca o ghiacciata. Fantastico!

 

Note: attenzione…

Importante:  documentatevi prima di raccogliere il sambuco. I fiori da raccogliere sono quelli del  Sambucus Nigra o del Sambucus Racemosa. Non quelli del Sambucus  Ebulus perché sono tossici. Tutte le parti delle specie di sambuco inoltre sono tossiche, ad eccezione dei fiori e delle bacche delle due specie già citate.

 

Curiosità: il sambuco tra favola, leggenda e credenze popolari…

Sambuco, dal greco “actéa” che richiama la voce di “nutrimento”, forse perché delle bacche di questa pianta si cibavano gli uomini, quando ancora non si coltivavano i cereali e ci si nutriva dei frutti degli alberi.

Le sue “radici” nell’Europa nordica

Fra i Germani lo si chiamava “Holunder”, che significa “albero di Holda”. Holda era una fata del folklore germanico medioevale  raffigurata come una giovane donna benigna dai lunghi capelli d’oro: abitava nei sambuchi che si trovavano nei pressi delle acque di fiumi e laghi.

I contadini tedeschi rispettavano a tal punto il sambuco che  incontrandolo per i campi si levavano il cappello. Non osavano sradicarlo, e se volevano tagliarne un ramo si inginocchiavano davanti alla pianta con le mani giunte pregando: “Frau Holda, dammi un poco del tuo legno, e io quando crescerò ti darò qualcosa di mio.”

Intorno alle fortezze e ai monasteri si piantavano sambuchi perché si diceva proteggessero case, orti, bestiame e abitanti da serpi, mali e malie, abitudine riscontrata anche in Bretagna, Russia e Danimarca  dove erano considerati protettori della famiglia.

In Svezia, le donne incinte li baciavano per avere una buona gravidanza. Si diceva anche che i ferri di cavallo strofinati con le sue foglie non arrugginissero. In Serbia e in Ucraina  se ne portava un bastone alle nozze come segno beneaugurante. Il sambuco aveva anche proprietà divinatorie: se in estate i suoi fiori erano gialli o di color ruggine, annunciavano un nuovo figlio. Un’infiorescenza piccola e sottile indicava un anno di siccità;  se invece era grassa e robusta preludeva a un buon raccolto.

Talvolta questa pianta ha anche una valenza negativa: in Inghilterra bruciare il sambuco porta il diavolo in casa.
Si sosteneva anche che il forte odore dei suoi fiori e delle foglie provocasse malesseri o addirittura la morte. Si diceva perfino che non si trattava di un alberello qualsiasi, ma addirittura di una strega nelle sembianze di una pianta.

Miti e leggende

Esiste una credenza contadina secondo la quale Giuda si sarebbe impiccato ad un albero di sambuco: da allora le sue bacche diventarono così amare da non poter essere mangiate. Tra i germani si favoleggiava che non soltanto Holda abitasse la pianta, ma anche i coboldi (folletti) che ne prediligevano il midollo. Gli elfi invece si rifugiavano tra i suoi cespugli. Nelle leggende germaniche il flauto magico era un ramoscello di sambuco svuotato del midollo, che si doveva tagliare in un luogo dove non si potesse udire il canto del gallo che lo avrebbe reso roco: i suoni che se ne traevano proteggevano dai sortilegi, come testimonia l’opera di Mozart “Il Flauto Magico” (Tratto da icponte.gov.it).

Mia nonna quasi sotto al pergolato ne aveva uno robusto  e rigoglioso: non dimenticherò mai quanto ho giocato coi suoi fiori da bambina, fecendone decorazioni per torte d’argilla, già cuochina in erba, e con le sue bacche, che per me erano grappoli d’uva da vendere in un mercato immaginario …

 

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