Posted by clara on Feb - 21 - 2013 under Pesci d'acqua dolce
Ingredients

Trote da minimo 300 g l'una, 4
Patate grandi 4 o più a seconda dei gusti
Lardo affumicato (o comune) 8 fettine medie dimensioni
Vino bianco secco di qualità 1/2 bicchiere
Aglio qb più 1-2 spicchi per le patate
Rosmarino possibilmente fresco a piacere
Sale, pepe nero macinato al momento, qb
Olio extravergine di oliva qb

Italy,low-cost. Trout in smoked lard and rosemary with potatoes.   L’idea mi è balenata di fronte ad un banco di pescheria, dove in bella mostra c’erano delle trote freschissime in offerta super-speciale ad un Euro l’una (circa 300 g di peso). Certo un’occasione ghiotta da non lasciarsi sfuggire… ma come cucinarle in modo da renderle appetibili anche a chi il pesce d’acqua dolce non lo ama affatto? Fossero state almeno delle Fario…  o salmonate… Invece, e a caval donato non si guarda in bocca, erano delle semplici trote, fresche sì, ma d’allevamento…

Il flash è stato pressoché immediato… e l’abbinamento con quel bel pezzo di lardo affumicato comprato a Castelrotto (Bolzano),   che avevo in casa, direi qusi naturale… e il resto è venuto da sé, con gli aromi della porchetta dei Castelli Romani…

Ma mai avrei pensato fosse l’abbinamento ben riuscito che ne è venuto fuori… come quindi non regalare anche questa ricetta “griffata” Cuciniamoinsieme.it a voi affezionati del blog?

 

Esecuzione:

iniziamo con le patate: laviamole,  mettiamole in pentola ricoperte di acqua fredda e, a partire dal bollore, saliamole e facciamole precuocere per 1/4 d’ora, 20 minuti a seconda della grandezza. Scoliamole e facciamole freddare.

Quindi occupiamoci delle trote: con delle forbici da cucina eliminiamo tutte le pinnette e la pinna caudale. Quindi apriamo la pancia a partire dal foro anale. Ed eliminiamo le interiora; togliamo anche le branchie. Non occorre squamarle.

Ora passiamole sotto l’acqua e rompiamo la vescichetta che corre lungo la lisca centrale, dove è concentrato il sangue, ed eliminiamolo tutto. Facciamole scolare ed asciughiamole tamponandole all’esterno e all’interno con della carta da cucina.

Mentre le trote scolano spelliamo le patate prebollite e tagliamole a cubotti. Condiamo con sale, pepe, aghi di rosmarino tritati grossolanamente e con 1-2 spicchi di aglio vestito tagliati a metà. Mescoliamo. Prendiamo una teglia capace di contenere il tutto e ungiamola con qualche generoso cucchiaio di olio;  mettiamola in forno già preriscaldato a 200° per un paio di minuti, o finché l’olio non sarà ben caldo. Questo accorgimento eviterà che le patate attacchino al fondo. Aggiungiamo i cubotti col loro condimento lasciando al centro lo spazio per le trote. Inforniamo per 25 minuti.

Adesso le trote sono pronte per essere condite: saliamo e pepiamo la pancia, inserendo anche due fettine di aglio e due ciuffetti di rosmarino (evitiamo la parte legnosa perché rende il cibo amaro). Saliamo leggermente anche l’esterno. Foderiamo la parte superiore dei pesci con le fettine di lardo, e decoriamo con un ciuffetto e qualche ago di rosmarino.

Sistemiamo le trote nella teglia e reinforniamo. Dopo una decina di minuti aggiungiamo il vino, bagniamo i pesci, e mescoliamo delicatamente le patate. Sforniamo e togliamo delicatamente i pesci. Spegniamo il forno e accendiamo il grill, e facciamovi rosolare le patate.

Intanto decidiamo: se serviremo i pesci interi, lasciando che ogni commensale spini il suo, teniamoli in caldo. Altrimenti procediamo velocemente a spinarli, decorando con un ciuffetto di rosmarino fresco e mettendo al centro il lardo ormai croccante. Impiattiamo, aggiungiamo le patate, irroriamo col sughetto rimasto e serviamo.

 

Cosa beviamo: bianco Alto Adige Müller Thurgau, oppure vino da uve stramature  Blanc Flapì. Ottimo anche con uno spumante Blanc de Morgex et de La Salle. Ma visto il target di questa ricetta scendiamo di prezzo con un Pinot Bianco, o comunque un vino secco dal gusto rotondo, corposo  e vagamente speziato.

 

Note:

il tempo di cottura delle trote aumenta ovviamente con l’aumentare del peso dei pesci. Trascorso il tempo indicato quindi seguitene la cottura con attenzione : quando dalla parte del dorso, provando con una forchetta, la carne si staccherà facilmente dalla lisca centrale i pesci saranno cotti. Se doveste prolungare di molto la cottura, tenete il fondo sempre umido con l’aggiunta di poca acqua, e soprattutto coprite i pesci trascorsi i 20 minuti con della stagnola, per non far carbonizzare il lardo.

Attenzione:  il lardo affumicato non è il bacon. Non confondeteli, e in mancanza di questo  ingrediente è in ogni caso preferibile usare del lardo comune, “tipo” quello di Colonnata o di Arnad, per intenderci… o anche il grasso dello speck.

Anche se non trovate la super-offerta che ho trovato io, le trote hanno comunque un prezzo contenuto. E se vogliamo risparmiare possiamo sempre acquistarne in uno dei migliaia di laghetti sportivi disseminati in tutta Italia: magari sarà l’occasione per una piacevole gita domenicale…

 

L’idea in più:

possiamo anche sfilettare le trote prima della cottura: in questo caso foderiamole interamente con le fettine di lardo e diminuiamo i pempi di cottura dei soli pesci. E a tale proposito ci giunge utile l’articolo “Le tecniche: sfilettiamo il pesce” pubblicato da Cuciniamoinsieme.it.

 

Massime, citazioni e aforismi:

“Mese di marzo, mese pazzerello: un giorno piove e un giorno fa bello”: questo detto popolare d’autore sconosciuto ne evoca un altro, anch’esso, sotto le varie forme dialettali, diffuso ancor oggi in tutta Italia. Ma prima ve ne narriamo la breve leggenda…

Si favoleggia di un pastore che inspiegabilmente a marzo di ogni anno pascolava le sue pecore senza prendere nemmeno un acquazzone. La cosa indispettì non poco il mese di marzo, che di carattere era appunto instabile e dispettoso. Quindi questi provò a far piovere sul capo del povero pastore col suo gregge, ma non vi riuscì… Allora chiese ad aprile in prestito in primi quattro giorni del mese…

Aprile rispose: “Va bene, ma se riuscirai a far piovere in quei primi 4 giorni, allora io mi farò prestare da maggio i suoi primi dieci giorni”.

E così andò… e fu così che marzo riuscì nella sua impresa, facendo piovere a catinelle il 1° il 2, il 3 ed il 4 di aprile. E andò anche che la pioggia proseguì fin oltre il 30 di aprile,  anche nei 10 giorni che maggio  aveva concesso in prestito ad aprile.

E per colpa di marzo bizzoso e bizzarro, nacque il detto: “Se piove i 4 aprilante, la pioggia tutti i 40 dì durante” (se piove i primi 4 giorni d’aprile, pioverà per 40 giorni…).

 

 

 

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Cliccare, e poi cliccare ancora sulle foto in basso  per ingrandirle…

 

 

 

 

Meal: Food type:

One Response so far.

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