Posted by clara on Giu - 5 - 2016 under Pasta, Pesce Azzurro, Pesci, crostacei, molluschi e frutti di mare
Ingredients

Paccheri, 360-400 g
Alici pulite 400 g
Finocchietto selvatico 1 mazzetto
Pomodorini tipo datterino 400g
Pasta d'acciughe 1 cucchiaino (o equivalenti alici dissalate)
Prezzemolo fresco tritato a piacere
Aglio 1-2 spicchi
Peperoncino a piacere
Olio extravergine di oliva quanto basta
Sale qb

 

Italian old recipes. Pasta, fresh anchovies and wild fennel. Da un “classicissimo” della cucina antica della bella Sicilia, e cioè la “Pasta con le sarde” una rivisitazione da pasto quotidiano veloce da preparare fra un impegno e l’altro, ma con occhio attento al gusto per le cose sane e buone, ed alla tradizione: per chi si ama…

 

Esecuzione per 4 persone (in 4 step):

-Fase 1: alici freshissime. Puliamole come spiegato nella nostra sezione “Le tecniche: puliamo le alici fresche”. Eliminiamo anche la codina e separiamo i due filetti. Laviamole e scoliamole. Sfrondiamo il finocchietto lavato separandolo dagli steli più duri.  tagliamolo solo sommariamente. Tagliamo i pomodorini e tritiamo il prezzemolo.

-Fase 2: facciamo imbiondire l’aglio in una padella capiente. Allontaniamo dalla fiamma, e facciamo sciogliere la pasta d’acciughe o quelle dissalate e sfilettate nell’olio caldo ma non bollente, mescolando.

-Fase 3: rimettiamo la padella sul fuoco. Non appena l’olio torna a temperatura aggiungiamo i pomodorini, il sale, un goccino d’acqua e facciamoli appassire a fuoco vivo schiacciandoli con un forchettone di legno.

-Fase 4: dopo qualche minuto ancora un poco d’acqua, mezzo mestolo, ed aggiungiamo: alici, finocchietto, prezzemolo, peperoncino. Solo un paio di minuti di cottura a fuoco vivo saltando o agitando la padella senza rompere con la forchetta. Spegniamo. Eliminiamo l’aglio.

Versiamo la pasta che avremo cotto al dente (solo un caso che i nostri paccheri siano tricolore, bianchi, rossi grazie al pomodoro, e verdi grazie agli spinaci. Ancora un nonnulla di acqua di cottura della pasta, e saltiamo il tutto fino al giusto assorbiumento del sughetto.  A fuoco vivo basta un minuto o due.

Impiattiamo. Decoriamo con un ciuffo di prezzemolo, ancora del finocchietto qua e là e portiamo in tavola: sapori antichi, mediterranei, italiani. Con amore, dalla Sicilia del passato ai giorni nostri, il passo è breve e appetitoso…

Dalla tradizione siciliana, vedi anche la rivisitazione veloce  “Pasta, zucchine e ‘muddica atturrata’”.

 

Cosa beviamo: Erice bianco doc, o Mamertino Grillo Ansonica doc, o Breganze bianco.

 

Note:

-Insaporite l’acqua della pasta mettendo a freddo i gambi più duri del finocchietto che avrete scartato. Toglieteli quando avrà preso il bollore, prima di calare i paccheri.

-Preferite il finocchietto veramente selvatico a quello coltivato, se avete modo di procurarvelo o di raccoglierne. Il suo aroma è di gran lunga più.Ma regolatevi e nel caso usatene meno, ma si deve sentire.

 

L’idea in più…

La vostra pasta sarà più simile alla ricetta originale, se aggiungerete anche una manciatina di pinoli.

 

Curiosità: il finocchietto selvatico…

il Foeniculum vulgare è un pianta mediterranea conosciuta per le sue proprietà aromatiche fin dall’antichità. ed il suo aroma paricolare è dato dall’anetolo.

-Proprietà: è emmenagogo, diuretico, carminativo, antiemetico, aromatico, antispasmodico, antinfiammatorio, tonico epatico. È utilizzato per chi ha difficoltà digestive, aerofagia, vomito e nell’allattamento per ridurre le coliche d’aria nei bambini. È noto infatti che una tisana fatta con i semi di questa pianta sia molto efficace nel trattamento di gonfiori addominali da aerofagia.
Inoltre combatte i processi fermentativi dell’intestino crasso, e quindi diminuisce il gas intestinale. Quindi può essere utile per ridurre la componente dolorosa della sindrome da colon irritabile. Sconsigliabile però consumarlo in dosi troppo elevate.

-In cucina: del  finocchietto selvatico, chiamato in cucina anche “finocchina” o “finocchietto”, si usano sia i fiori freschi o essiccati, sia i frutti o “diacheni”, impropriamente chiamati “semi”, che sono più o meno dolci, pepati o amari, a seconda della varietà, sia le foglie (o “barba”), sia i rametti più o meno grandi utilizzati nelle Marche per cucinare i bombetti (lumachine di mare); le foglie si usano fresche e sminuzzate per insaporire minestre, piatti di pesce, insalate e formaggi: nella “pasta con le sarde”, le foglie del finocchio selvatico sono uno degli ingredienti essenziali.

I fiori si usano per aromatizzare le castagne bollite, i funghi al forno o in padella, le olive in salamoia e le carni di maiale (in particolare la “porchetta” dell’Alto Lazio). I cosiddetti “semi” si usano soprattutto per aromatizzare tarallini (Puglia), ciambelle o altri dolci casalinghi e per speziare vino caldo o tisane. Fanno inoltre parte della ricetta di un biscotto tipico del Piemonte, il finocchino. Inoltre è in uso nelle regioni costiere del Tirreno un “liquore di finocchietto”, per il quale si utilizzano i fiori freschi e/o i “semi” e le foglie. (Tratto da Wikipedia)

 

Massime, citazioni, detti, proverbi e aforismi…

“Ci dissi lu finocchiu a lu babbaluciu: siddu nun vìu a ttia mancu mi cociu…” (antico proverbio popolare siciliano)

“Disse il finocchio alla lumaca: se non ti vedo neanche mi cuocio…”.

Quando nei tempi antichi era la vita contadina a scandire l’esistenza dei siciliani d’entroterra, veniva considerata una vera prelibatezza una minestra a base di lumache e finocchietto selvatico: due ingredienti essenziali inscindibili che solo se cotti insieme davano il giusto sapore al piatto. Da questa atavica usanza l’insegnamento a non separare mai ciò che disunito non avrebbe motivo di esistere.

 

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Cliccare, e poi cliccare ancora sulle foto in basso  per ingrandirle…

 

 

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