Posted by clara on Apr - 3 - 2014 under Pasta, Riso, Risotti, Verdure
Ingredients

Riso tipo carnaroli 360 g
Spinaci già puliti e crudi 450 g
Piselli freschi sgranati o surgelati 180 g
Brodo vegetale o di carne leggero 1 bicchiere
(sostituibile con 1 dado da brodo)
Parmigliano o grana grattugiato 150 g
Panna fresca da montare 100 g
Scalogno 1 grande o 2 piccoli
Olio extravergine di oliva qb
(sostituibile con burro o burro e olio)
Sale quanto basta

Cuisine: Cooking time: 15-20 mins Serving: 4 people

 

Italian recipes. Rice with spinach and peas in parmesan cream. Voglia di un risottino rinfrescante ma appetitoso, perché “in bianco” non sempre è sinonimo di piatti insapori? Possiamo farlo per gran parte dell’anno, ma prepariamoci, in vista dei pisellini freschi  e degli spinaci selvatici di primavera…

Una ricetta facile da non confondersi con il famoso  “Risi e bisi”, fantastico risotto della tradizione veneta.

 

Esecuzione:

Mondiamo gli spinaci, e laviamoli più volte con delicatezza in abbondante acqua, per eliminare tutti i residui i terra o di sabbia. Lasciamoli scolare.

Su di un tagliere affettiamo molto sottilmente lo scalogno, e procedendo a manciate, tagliamo a listarelle sottili gli spinaci. Quindi dosiamo i piselli che ci occorreranno;  in mancanza dei freschi, usiamone di surgelati. Mettiamo a scaldare un pentolino pieno d’acqua, che in cottura del risotto dovremo sempre tenere a bollore.

Versiamo del buon olio (vedasi Note) in una pentola dal fondo pesante. Facciamovi imbiondire lo scalogno, quindi aggiungiamo i pisellini,  saliamo leggermente e versiamo il riso. Mescoliamo, lasciamo asciugare appena appena  ed uniamo gli spinaci. Mescoliamo e lasciamo evaporare il liquido che si sarà formato.

A questo punto versiamo il brodo (vegetale o leggero di carne, sostituibile con del dado) e facciamo assorbire. Quindi aggiungiamo un poco di acqua bollente del pentolino (che andrà rabboccato  con altra acqua che riporteremo a bollore). Giriamo e aggiustando di sale (considerate che poi aggiungeremo il parmigiano e la crema di parmigiano) portiamo a cottura al dente il riso, sempre mescolando e aggiungendo via via un poco di acqua bollente. Mai tutta insieme, ricordatelo, perché stiamo facendo un risotto e non del riso lesso.

La crema di parmigiano. Andrà preparata in ultimo, mentre ultimiamo la cottura e la mantecatura del riso:  in un pentolino  versiamo la panna, e semplicemente scaldiamola sulla fiamma ma senza portarla a bollore. Quindi aggiungiamo 100 dei 150 g di  parmigiano  (gli altri 50 g vanno usati per mantecare il risotto). Mescoliamo bene per farlo sciogliere e teniamo in caldo. Dovrà risultarne una cremina omogenea abbastanza densa ma non troppo.

Ad un paio di minuti dalla fine cottura del riso spegniamo la fiamma tenendolo abbastanza morbido (non troppo asciutto). Aggiungiamo il parmigiano rimasto, mescoliamo bene, incoperchiamo e lasciamo mantecare per un paio di minuti.

Impiattiamo il risotto, e prima di servire irroriamolo con la crema di parmigiano. Portiamo in tavola fumante. In ogni stagione dell’anno serviremo sapori di primavera…

 

Cosa beviamo: perfetto con un Tai (ex-Tocai) del Piave servito alla temperatura consigliata.

 

Note:

Questo risotto avrà un sapore più morbido se al posto dell’olio  useremo una bella noce di burro. Certo, vista poi la presenza della panna, il piatto potrebbe però risultarne appesantito….

– Al posto del parmigiano possiamo usare anche del grana, ugualmente buono e meno costoso.

 

Per il piacere di saperlo: spinaci selvatici o “Erba del buon Enrico”

Questa ricetta è solo un esempio di quel che possiamo fare con i  Chenopodium bonus-henricus, altrimenti detti spinaci selvatici o erba o farinello  del buon Enrico, ma dialettalmente  noti anche come orapi,  olacitutta buona, colubrina selvatica, piede d’asino, orapa, orba, orbace, erba sana, rambangula, rapacciola, rofana, spinaz salvadech, caltri, gàsala. 

In primavera possiamo raccoglierne in abbondanza ma senza strafare, sulle Alpi e sugli Appennini fra i castagneti e il limitare delle conifere, presso le malghe attorno alle baite, in luoghi incolti o ruderi ma concimati (eventualmente da bestiame al pascolo). Lungo i sentieri, al bordo dei prati e nei luoghi sassosi. Ove non abbondano le materie organiche questa erba si sviluppa in esemplari più minuti, di statura quasi nana. Dai 500 fino a 2100 metri sul livello del mare.  E’ diffusa comunemente su tutto il territorio italiano, come pure in tutta Europa, così come in Siberia e in America del Nord.

Oggi lo spinacio coltivato è reperibile fresco tutto l’anno.

 

Curiosità…

Il curioso appellativo di “Erba del buon Enrico” fu dato a questa pianta nientemeno che da Linneo, il grande medico, botanico e naturalista svedese , considerato il padre della moderna classificazione scientifica degli organismi viventi. Questi lo fece in onore della memoria di Enrico IV di Navarra, capostipite della dinastia dei Borboni. Un re mecenate della botanica e dell’agricoltura, sotto il cui impulso vennero introdotte  nei giardini di Francia diverse nuove specie botaniche provenienti dal Nuovo mondo.

Enrico, prima che la dissolutezza dei costumi e la vita libertina lo rendessero inviso ai francesi, era da questi soprannominato le “Bon”, il buono. Probabilmente Linneo gli attribuì tale onore perché sotto il suo regno l’agricoltura ebbe grande impulso con estese canalizzazioni e ammodernamenti delle attrezzature. E probabilmente all’epoca l’uso di tale spinacio in cucina fu favorito proprio dalla possibiltà delle estese colture.

 

Massime, citazioni, detti, proverbi e aforismi…

“Se vedi un affamato non dargli del riso: insegnagli a coltivarlo…”  (Confucio,  filosofo cinese)

Mai frase fu più azzeccata… e preveggente dei tempi odierni…

 

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