Posted by clara on Lug - 22 - 2012 under Contorni, Verdure
Ingredients

1 kg di karela o meloni amari indiani
2-3 spicchi di aglio vestiti
Olio e.v.o. e peperoncino; sale più del normale

Versione meno amara:
1/2 kg di karela o bitter melon
1/2 kg di patate
Abbondante cipolla a piacere
Olio e.v.o. e sale

Cuisine: Cooking time: 1ora e 30 mins Serving: 4 people

 

Chiamo a raccolta tutti gli amanti del sapore amaro, così salutare per la nostra salute, soprattutto per quella del nostro fegato. Oggi cuciniamo un vero miracolo della natura, un “pezzo forte” di quella farmacia che Madre Natura ci regala. Il suo nome scientifico è Momordica Charantia, fa parte della famiglia delle cucurbitacee, ed è altrimenti nota come melone amaro indiano, bitter melon, Karela, o in lingua cinese ku gua. E’ diffusa e utilizzata da secoli e secoli in tutto il continente asiatico, nelle aree tropicali e sub-tropicali, caraibiche e africane, sia per scopi alimentari che medicinali (la medicina cinese ad esempio la impiega dai tempi dei tempi).

E’ amara che più amara non si può, ma chi ama il genere come me riesce a mangiarla cucinata nel modo seguente, con l’ausilio di una generosa dose di sale, di aglio e di peperoncino. Ma mi riservo anche una seconda variante che tende ancor di più a mascherare il sapore fortemente amaro. E dedico entrambe le ricette soprattutto ai diabetici, in quanto questi ortaggi contengono sostanze in grado di contribuire ad abbassare il livello di zuccheri nel sangue, ed un polipeptide molto simile all’insulina.

 

Esecuzione:

come facciamo per cetrioli o zucchine, togliamo i due apici dell’ortaggio. Tagliamolo in due per il lungo. A seconda del grado di maturazione contiene dei semi più o meno grandi, più o meno inglobati nella polpa interna, che a maturazione quasi completa diventa rossa e quasi inesistente per far posto ai semi ormai maturi. Comunque l’ortaggio rimane buono da mangiare.

Iniziamo con il togliere i semi (io ne lascio un po’ perché mi piace apprezzare ogni tanto il contrasto croccante che i semi danno). Poi tagliamo ancora in due parti ogni metà dei karela ed affettiamole in piccoli pezzi (più piccoli sono prima cuociono, e la cottura sarà lunga).

In padella, imbiondiamo nell’olio l’aglio vestito tagliato a metà; aggiungiamo  la verdura a fettine, saliamo e aggiungiamo il peperoncino e facciamo insaporire a fuoco vivace girando. Ricopriamo di acqua calda e cuciniamo a fuoco medio per almeno un’ora e mezza, ricoprendo via via di acqua bollente quando questa si consuma.

Io li mangio soprattutto in estate, e più sono freddi più sono buoni.

 

Variante meno amara

almeno così li mangiano gli indiani presso i quali li compro. Sempre senza prelessare nulla, fanno stufare abbondante cipolla affettata sottilmente. Aggiungono  i karela tagliati come spiegato prima, sale, e a metà cottura sempre coprendo di acqua bollente aggiungono patate pelate e tagliate a tocchettoni. Non importa se le patate si disferanno, creando una deliziosa cremina.

La proporzione è più o meno  metà patate e metà karela; cipolla secondo i gusti.

Altro accorgimento è di mangiarli con del pane, preferibilmente casareccio.

 

Per saperne di più:

oltre ad avere le proprietà regolatrici degli zuccheri nel sangue, come spiegato prima, in caso di introduzione nella dieta regolare quotidiana del melone amaro indiano o karela, questa verdura favorisce anche la formazione di cellule beta nel pancreas, ed è fonte di  vitamina A, B1, B2, C e di ferro.  Inoltre gli esempari non troppo maturi hanno proprietà antibiotiche, antitumorali ed antivirali. Secondo alcuni studiosi l’assunzione costante di questa verdura è sconsigliata alle donne in stato di gravidanza.

Una precisazione: le informazioni appena date sono state raccolte dopo un’attenta ricerca su diversi siti internet. Non sono medico né alimentarista, e questo è un blog di cucina. Quindi prima di introdurre in maniera costante nella vostra dieta questa verdure dalle proprietà così particolari è consigliabile consultare il vostro medico, specie se avete problemi di diabete.  Insomma: rifuggete il “fai da te”. Altra cosa se la consumate di tanto in tanto in quantità normali.

 

Meal: Food type:

12 Responses so far.

  1. Clemente Demski ha detto:

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  3. Lorenzo ha detto:

    Ciao, complimenti per il sito, io sarei molto interessato al melone amaro, ma dove posso acquistarlo?
    Ciao e grazie

    • clara ha detto:

      Ciao Lorenzo, e grazie. Non so dove abiti, ma comunque è ormai reperibile nelle numerosissime frutterie o banchi di verdure nei mercati rionali, a gestione etnica, in particolare indiana.

      So per certo che viene anche coltivata in Italia, sempre perlopiù da agricoltori extracomunitari. Ti consiglio nel caso non la espongano, di chiedere di procurartela come faccio io quando non la vedo. Si tratta di una verdura che loro consumano abitualmente in gran parte dell’anno. E come succede per le nostre zucchine, ne mangiano bollite anche le foglie più tenere.

      Se mi fai sapere in che zona vivi magari posso aiutarti nella ricerca. Intanto, buona giornata e grazie ancora della visita e del commento…

      • giusi rossato ha detto:

        ciao, io ho provato a coltivarle…sono venute benissimo, ma il problema è che nn so dove smerciarle…mi potresti aiutare? vivo in liguria, qua indiani ce ne sono pochi…grazie!!

        • clara ha detto:

          Ciao a te Giusi. Certo si tratta di un ortaggio poco conosciuto, specie in zone dove la presenza di stranieri provenienti da India, Bangladesh e zone limitrofe è scarsa. Ma parliamo di un alimento preziosissimo per la salute, specie contro il diabete come ho spiegato. Posso solo consigliarti di provare a farla conoscere, dandone una cassettina ai rivenditori di frutta e verdura della tua zona corredata da informazioni sui benefici di questo dono della natura, che potrai facilmente scaricare da Internet, magari allegando anche la mia ricetta che spiega come cucinare il melone amaro indiano. Altro non saprei consigliarti purtroppo. E mi scuso del ritardo nel risponderti, ma abbiamo avuto la pausa estiva.

          Ah, ricordati che ottimi anche i tanni della pianta, e cioè quei getti più teneri che si raccolgono a fine stagione … 😉

        • Claudio Patrucco ha detto:

          A Giusi Rossato:
          ciao Giusi, sono anch’io in Liguria a Savona e potrei essere interessato alla karela che tu coltivi. Non so se possa laciare la propria mail, o se i contatti debbano avvenire in altro modo, ma provo: bioway@bioway.info
          Io sapevo che alcuni indiani la coltivavano nella zona di Vicenza, ma non sono mai riuscito a trovarli.
          Saluti a tutti, Claudio

  4. ecos ha detto:

    Buongiorno ,gradirei sapere quanto succo di questa pianta se ne può bere al giorno,ho una centrifuga e vorrei farne un succo essendo diabetico,grazie.

    • clara ha detto:

      Salve e benvenuto. Esattamente non sappiamo; la ragione ci spinge però a dire l’equivalente di una porzione di Karela al giorno, quindi paio di dimensioni medie. In ogni caso consigliamo di consultare prima il diabetologo, specie se intende farne un’assunzione prolungata nel tempo…

  5. Lillo ha detto:

    Vorrei acquistare ma non li trovo, qualcuno mi sa dire dove li vendono.

    • clara ha detto:

      Ciao Lillo. Io non so dove vivi, ma so per certo che ormai viene coltivato anche in Italia, centro-sud. Quindi lo puoi trovare facilmente (quanto meno chiedilo, e te lo troveranno) in quei tanti negozi di frutta e verdura “low-cost” gestiti perlopiù da indiani, o del Bangladesh, ormai disseminati in tutta Italia. Io li trovo anche nei grandi mercati rionali, nei banchi sempre gestiti da loro. Buona caccia 🙂

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