Posted by clara on Mar - 17 - 2013 under Dolci, Pasticcini&Biscotti
Ingredients

Impasto per Cake pops fatto con colomba e ganache
Cioccolato di copertura o normale minimo 70% cacao, 200 g

Occorrente:

Stecchi per Cake pops o in legno per spiedini
Base in polistirolo alta almeno cm 4
Pentola
Pentolino alto e stretto

Cuisine: Cooking time: 5 mins Serving: 11 people

 

Easter: eggs of  sweet Italian Colomba Cake pops.   Secondo step dei nostri Cake pops pasquali, realizzati utilizzando come base la classica colomba, e come legante una semplicissima  ganache di cioccolato fondente. Più facile di così…

E adesso che abbiamo fatto l’impasto, come spiegato ne Le tecniche. Cake pops di colomba e crema ganache: l’impasto   di CuciniamoInsieme.it, non resta  che dar forma alle nostre uova, freddarle, infilare lo stecco e da loro la copertura di cioccolato.  Torniamo in cucina e facciamolo insieme passo passo…

Importante: procuriamoci una base di polistirolo nella quale infilzare gli stecchi e asciugare le uova.

 

Esecuzione:

noi ci siamo aiutati con un cucchiaio medio da minestra, quindi molto incavato, sia per calcolare di volta in volta la quantità di impasto da usare, sia per dare forma alle uova. Fermo restando che possono essere utilizzati anche  stampi appositi in silicone per delle forme più perfette. Ma ci piaceva l’idea di artigianalità che solo un uovo non perfettamente modellato sa dare… E poi le imperfezioni possiamo sempre nasconderle, volendo, in fase di decorazione…

Quindi calcoliamo quanto impasto occorre per fare il primo uovo delle dimensione volute (le nostre hanno quelle di un uovo di gallina piccolo). E possiamo farle più o meno appuntite. Compattiamo il pezze di impasto lavorandolo, e ruotando i palmi delle mani formiamo una palla poco più grande di una da ping pong. Diamole una foggia a pera, e poggiandola sul cucchiaio perfezioniamo la forma, girandola poi di volta in volta di pochi gradi.

Quando siamo soddisfatti del lavoro fatto poggiamo un uovo per volta su della carta da forno. A impasto esaurito mettiamole in un contenitore a chiusura ermetica senza togliere la carta (possibilmente senza sovrapporle), e quindi in frigo per qualche ora. Oppure nel congelatore per una trentina di minuti.

Intanto avremo il tempo di occuparci degli stecchi. Se abbiamo deciso di usare quelli da spiedini con una forbice accorciamoli dalla parte non appuntita, della lunghezza desiderata.

Poi, se non l’abbiamo in pastiglie  (non usate quelle americane per favore, troppo stucchevoli…) spezzettiamo del cioccolato da copertura. Se non l’abbiamo possiamo usare del fondente con minimo il 70% di burro di cacao.

Trascorso il tempo riprendiamo le uova. A bagno maria (come spiegato nella ricetta dell’impasto, della quale il link è in alto), in un pentolino alto e stretto facciamo scioglere il cioccolato in modo uniforme.

Togliamo dal fuoco. Prendiamo il primo stecco e immergiamolo nel cioccolato fuso dalla parte della punta, più o meno lungo tutto il tratto che penetrerà nell’uovo: una volta freddato il cioccolato lo fisserà all’interno dell’uovo stesso.

Infiliamo delicatamente lo stecco intinto nel cioccolato, partendo dalla parte tondeggiante dell’uovo, fino a lla metà dello stesso. Quindi afferriamolo e inclinando il pentolino col cioccolato fuso, immergiamovi l’uovo fino ad inizio dello stecco compreso.

Tiriamolo su e facciamo scolare dalla punta, ponendolo in verticale, la copertura di cioccolato in eccesso. Dopo qualche istante, quando non cola quasi più, raccogliamo delicatamente con un dito l’ultima goccia e infiliamo lo stecco  nel polistirolo. Ripetiamo l’operazione fino ad esaurimento delle uova. Lasciamo asciugare senza toccare, per qualche ora.

Il secondo step è concluso. Assicuriamoci che la copertura sia perfettamente asciutta, prima di dar sfogo alla nostra fantasia con le decorazioni più varie. Possiamo farle con la sac-a-poche e la ghiaccia reale, coi pennarelli, con colori spray, il tutto alimentare ovviamente, con cioccolato plastico o in pasta di zucchero. Ma possiamo anche incollarvi degli zuccherini o delle codette (quando la copertura è ancora fresca), o anche delle minipastiglie di zucchero usando una punta di gelatina concentrata o di colla alimentare. E i temi posso essere i più disparati, di carattere animale, o floreale, o geometrico.

Noi abbiamo scelto la pasta di zucchero, e dopo una breve lezione sulla realizzazione di alcuni fiori che troverete nella sezione dedicata alle Tecniche di questo sito, vi daremo qualche idea…

 

Note:

noi con un impasto fatto con 400 g di colomba pasquale e 200 g circa di ganache, abbiamo realizzato 11 uova. Per la copertura abbiamo sciolto 200 g di cioccolato, e ne è avanzato… Ricordate che sia il cioccolato, sia la ganache di fondente in eccesso, una volta tornati allo stato solido possono essere sciolti di nuovo ma sempre a bagno maria.

Beh, sta iniziando il periodo delle fragole: fateci un pensierino…

 

Il piacere di saperlo: il dolce “colomba pasquale”…

anche se con il termine “colomba pasquale” si intendono diversi dolci della tradizione italiana, quelli per antonomasia si riducono a due:  quella inventata in Lombardia negli anni ’30 del 1900 da una grande casa milanese tutt’oggi esistente, divenuta poi commercialmente la più diffusa, e quella siciliana, nota anche come Pastifuorti o Palummeddi, di tradizione ben più antica…

Quella lombarda: fu creata su idea del direttore-pubblicità della ditta in questione, già nota produttrice di panettoni natalizi, con lo scopo di sfruttare lo stesso impasto e gli stessi macchinari utilizzati per questi ultimi da destinare alla mense della Pasqua. La ricetta originale, oggi arricchita di tanti altri ingredienti come creme, cioccolato o liquori così come accade per il panettone, era a base di farina, uova, burro zucchero, con una glassatura alle mandorle.

Ma sull’origine di questo dolce ci sono anche diverse leggende, legate al re longobardo Alboino, o alla regina sempre longobarda Teodolinda e all’irlandese San Colombano, ma sempre correlate alla sua forma di colomba, segno di pace.

Quella siciliana: si traduce in piccoli dolci, e anche qui ritroviamo la tradizione della forma a colomba, icona di pace. O di galletto, simbolo della resurrezione di gesù (vedasi sotto…). O a piccoli rombi.  Sono a base di “pasta forte” (fatta con pari peso di zucchero e farina, cui si aggiungono strutto -oggi sostituito spesso da burro o margarina-, e cannella, ma anche qua alla fin fine ogni famiglia ha la sua ricetta…). Una volta questi dolci assumevano  anche altre forme (a cesto o a gabbietta), e decorati con mandorle e uova intere con il guscio (benaugurio alla vita) venivano scambiati dai fidanzati.

 

Curiosità: il gallo della resurrezione…

Si narra che quando si diffuse la voce che Cristo sarebbe risorto, per evitare che il suo corpo venisse trafugato accreditando così una sua falsa resurrezione, vennero poste delle guardie  a controllo del sepolcro. Dopo tre giorni e tre notti passati senza che nulla accadesse, le sentinelle in questione abbassata la guardia, si recarono in una vicina locanda, di buonumore e tronfi del fatto che il Maestro fosse deceduto come tutti i comuni mortali…

Questi giudei passarono la notte a sbeffeggiarne la figura, e a ridere della sua paventata resurrezione. Verso l’alba ordinarono di nuovo del mangiare, e l’oste portò loro un gallo arrostito, che divise per ogni commensale.

Il sommo sacerdote Caifa, che nella sua qualità di capo del sinedrio ebraico aveva fatto arrestare e provocato quindi la  crocefissione di Gesù, e che faceva parte dell’allegra combriccola, sempre più sprezzante indicando la pietanza  profferì:  “Io dico che è più facile che canti questo gallo, piuttosto che risusciti quel Nazareno che abbiamo messo in croce…”.

Ma proprio in quel momento, che era quello in cui Gesù risorgeva, ossa e carne e testa del gallo saltarono dai piatti;  piume, penne,   zampe e viscere  sbucarono  dalla finestra aperta, e l’animale si ricompose al centro della tavola… vivo, con la sua cresta rossa, la coda lunga e maestosa, le piume colorate. Si guardò intorno… allungò il collo, gonfiò il petto, aprì il becco e… davanti ai commensali ammutoliti e stupefatti lanciò un sonoro Chicchirichììì…

Quindi svolazzando raggiunse la finestra e si dileguò alle prime luci dell’alba…

Tornò al suo vecchio pollaio, e cantando il suo chicchirichì annunciò agli altri animali la resurrezione di Gesù. Al che anche gli altri galli cominciarono a cantare dell’evento eccezionale, e di gallo in gallo la notizia si propagò in men che non si dica su tutta la Terra…. e le genti a tutto quel baccano si svegliarono, e si levarono dal letto per sapere cosa fosse successo ai galli…

E fu così che da allora, ad ogni levar del sole, questi fieri animali col loro canto ogni dì annunciano la resurrezione del Signore…

 

Proverbi, massime, citazioni e aforismi:

“Per Pasqua di Natale si rivestono i villani;
per Pasqua di Fiori si rivestono i signori;
per Pasqua di Rose si rivestono le spose”. (Anonimo)

Dove per Pasqua si intendono le festività del Natale, della Domenica delle Palme (di Fiori) e della Pentecoste (di Rose).

Questo saggio proverbio spiega che a Natale i contadini che potevano permetterselo si facevano i vestiti per proteggersi dal freddo. I signori invece “rinnovavano” il guardaroba per sfoggiarlo nella “passeggiata” della Domenica delle Palme e nelle successive festività pasquali. Le giovani promesse invece preparavano l’abito per le nozze, la cui data un tempo spesso coincideva con il periodo successivo alla Santa Pasqua, quella del periodo delle rose per l’appunto (maggio).

 

Testi e foto copyright Cuciniamoinsieme.it. Ne sono vietati l’uso e/o la riproduzione anche solo parziale senza previa autorizzazione. Cliccare, e poi cliccare ancora sulle foto in basso  per ingrandirle…

 

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