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Cuciniamo con

Acqua di fiori di mandarancio

Alternativa inebriante e profumata alle fialette aromatizzanti per dolci casalinghi

In commercio ormai si trova un po' di tutto per le nostre preparazioni culinarie, ma quando si può fare con le nostre mani quello che ci serve, perché non approfittarne? Ecco dunque l'occasione di preparare l'acqua profumata di fiori di mandarancio, alternativa alle fialette di aromi commerciali, ma con la soddisfazione dell'home made. Premetto che il profumo inebriante dei fiori di mandarancio non ha nulla da invidiare a quello delle zagare, e possiamo tenerla (una volta realizzata) in frigorifero fino a quando ci servirà per una pastiera o per altro uso in cucina. L'unica difficoltà è nel reperimento dei fiori, perché per ogni fiore raccolto crescerà un mandarancio in meno sulla pianta. La potatura della pianta del mio vicino di casa mi ha fruttato qualche ramo con fiori e foglie che ho subito messo in lavorazione: il procedimento è simile a quello per le zagare di arancio, ed ecco come ho fatto coi fiori...


Tempo di cottura: 2 minuti

Porzioni: a piacere

Ingredienti: 50 gr di fiori di mandarancio – 1 cucchiaino di bicarbonato – 20 gr di zucchero – 50 gr acqua

Occorrente: tela o garza a maglia fine per filtrare, bottiglietta o barattolo in vetro per conservare, 1 pentolino

Fase 1

Procuriamoci i fiori (in genere la fioritura si protrae dalla primavera all'estate): vanno bene anche chiusi, purché, chiusi o aperti, siano appena raccolti. Mettiamoli in una ciotola con acqua, aggiungiamo il bicarbonato, mescoliamo con delicatezza e lasciamo a mollo per qualche minuto in modo che i fiori perdano le impurità

Poniamo i fiori di mandarancio (ma anche di altri agrumi purché profumati), in una ciotola con acqua; andranno bene anche quelli chiusi purché i fiori siano appena raccolti

Fase 2

Dosiamo intanto lo zucchero e l'acqua che utilizzeremo in seguito per fare lo sciroppo. Quindi scoliamo i fiori e poniamoli nel pentolino. Aggiungiamo lo zucchero. Completiamo con l'acqua e accendiamo il fornello. Lasciamo bollire 1 minuto e spegniamo il fuoco facendo raffreddare completamente la preparazione (teniamo un coperchio sul pentolino durante la bollitura e fino a raffreddamento)

Scoliamo i fiori e mettiamoli in un pentolino con lo zucchero e l'acqua. Lasciamo bollire con il coperchio per 1 minuto. Spegniamo la fiamma e lasciamo freddare completamente senza togliere il coperchio

Fase 3

Nel mentre prepariamo la bottiglietta (che avremo sterilizzata con il suo tappo), un imbuto e un panno-filtro a maglie finissime. Filtriamo la preparazione ormai fredda avendo cura alla fine di strizzare il panno-filtro contenente i fiori per recuperare tutto lo sciroppo

Intanto prepariamo la bottiglietta (che avremo sterilizzata con il suo tappo), un imbuto e un panno-filtro a maglie finissime col quale filtreremo la preparazione una volta fredda

Fase 4

Tappiamo per bene la bottiglia, se necessario anche con pellicola trasparente in modo che non si disperda il profumo; etichettiamo e teniamo in frigorifero per quando ci servirà. Immancabile per profumare una pastiera o altri dolci o preparazioni, alle quali conferirà un aroma agrumato fresco e fragrante

Così… alla fine strizzando il panno-filtro contenente i fiori per recuperare tutto lo sciroppo. Tappiamo e conserviamo come spiegato 

Esecuzione versione light

– Lo zucchero si può sostituire con un buon dolcificante, per chi è a dieta

Note

– Si può utilizzare lo zucchero di canna in sostituzione di quello bianco semolato

L'idea in più

– Un pizzico di vanillina in proporzione alla quantità di acqua renderà ancora più profumata la nostra preparazione

Curiosità: mandarino o mandarancio?

Il termine mandarancio si riferisce a un gruppo di agrumi, gli ibridi tra il mandarino e l'arancio. È un termine che sovente trae in inganno, anche perché molto spesso viene usato impropriamente. Storicamente mandarancio è stato il primo nome che si volle dare al frutto che volgarmente veniva chiamato mandarino, ma non attecchì. Fu bensì subito accettato per i vari ibridi che si fecero in seguito tra il mandarino e gli aranci (sia quello dolce che quello amaro), ed è ciò che in effetti significa tuttora nella letteratura scientifica. La varietà di mandarancio più vetusta è certamente l’Unshiu , ottenuto in Giappone più di quattro secoli fa, ma generalmente ritenuto ancora una varietà di mandarino.

In Italia, il mandarancio che ha conquistato i mercati negli ultimi decenni è stata senz'altro la Clementina, che ormai la maggior parte degli esperti annovera come specie. Le sue caratteristiche sono risultate infatti tanto stabili nel tempo che non si può reputarla solo una varietà. Attualmente viene prodotta in quantitativi considerevoli essendo l'agrume più richiesto sul mercato dopo l'arancia.

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