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Cuciniamo con

Friggitelli

Mangiali con le mani, uno per uno... come tradizione vuole: sinfonia campana!

Il bello dell'Italia è che ogni regione possiede un suo vaso di Pandora, scoperchiato il quale prendono vita tutte le tipicità regionali, nelle mille sfaccettature che ogni famiglia sa dare ad ogni piatto per tradizione. Un sapere che tramandato da mamma a figlia può cambiare connotazione col trascorrere del tempo, e giunge fino a noi. È il caso dei friggitelli, una cultivar di  peperoni nani, che per la forma ricordano molto i peperoncini, ma che al contrario sono dolci, tipici della Campania. Sono diversi i modi di cucinarli (o forse di rovinarli?). Per me il modo migliore, unico, come evoca il nome, è friggerli in padella. C'è chi li cuoce in solo olio rosolando la pelle fino a farli diventare completamente neri e li mangia così, e non so quanto questo sia salutare. Chi si diverte a "sezionarli" tagliandoli a pezzi. Chi addirittura toglie il picciolo, e con certosina pazienza elimina i semini lasciando il piccolo peperone intero. Mi chiedo: perché queste persone comprano i friggitelli? Meglio un peperone normale, o no? Quindi oggi li cuciniamo a modo mio, nella maniera più classica, e ci lecchiamo i baffi...


Tempo di cottura: 30 minuti

Porzioni: 4

Ingredienti: 1 kg di friggitelli; olio e.v.o.; sale qb

Occorrente: una padella capace di contenerli comodamente; paletta e forchettone di legno per girarli

Fase 1

Sciacquiamo bene i friggitelli, e con un coltello partendo dalla punta tagliamoli in due arrivando fino a metà della loro lunghezza. Questo li insaporirà anche internamente durante la cottura. Lasciamo i piccioli, togliendo solo qualche eventuale foglia.

Laviamo i friggitelli, e tagliamoli in due, per metà della lunghezza

Fase 2

In una padella versiamo poco più dell'olio che useremmo normalmente, e lasciamolo scaldare; usiamo quello buono, perché oltre all'aglio e al sale, l'olio sarà l'unico condimento che daremo ai peperoni. Aggiungiamo uno spicchio di aglio vestito e i peperoni; saliamo con un po' più di abbondanza del solito.

Saliamo un po' più del solito

Fase 3

Facciamo rosolare a fuoco vivo girando spesso, per una decina di minuti abbondanti, in modo da bruciacchiare non uniformemente la pelle: insomma, facciamoli "friggere". Trascorso il tempo abbassiamo la fiamma, aggiungiamo appena un goccino di acqua e portiamo a cottura a fuoco medio aggiungendo via via pochissima acqua, ma proprio se non possiamo farne a meno (non li dobbiamo bollire).

Proseguiamo la cottura a fuoco basso con un goccio di acqua

Fase 4

Dopo più o meno ancora una ventina di minuti sono pronti. Portiamoli in tavola e serviamoli. Attenzione, niente coltello e forchetta: come nella migliore tradizione campana i friggitelli vanno afferrati per il picciolo, e mangiati per intero staccandoli da questo, se vi piacciono anche i semi. Altrimenti mordeteli fino a poco più di un centimetro dal picciolo, scartando così la parte piena di semi. Dei friggitelli dunque si mangia tutto, o quasi. Quindi quando li acquistiamo scegliamone con la pelle sottile, ben sodi e carnosi, scartando quelli troppo piccoli e cedevoli al tatto, indice di poca polpa e quindi di pelle spessa.

I friggitelli si mangiano con le mani, afferrandoli per il picciuolo

Note

Friggitelli sono un contorno a sé, ma io trovo che siano un ideale accompagnamento per secondi di pesce particolarmente delicati, come la "Spigola light con erbe del Mediterraneo" (vedasi ricetta pubblicata su "Cuciniamoinsieme.it"), o un pesce al sale condito solo con sale e olio buono.

Curiosità

I friggitelli sono conosciuti anche come peperoni friarielli (da non confondersi con le cime di rapa friarielli) o anche noti come puparoli friarielli (da non confondersi coi papacelli, piccoli peperoni tondeggianti che solitamente si riempiono di tonno, capperi e/o acciughe e si conservano sott'olio). Vengono chiamati anche puparulilli o puparulilli d 'o sciummo (fiume), perché i terreni di coltivazione erano le campagne acquitrinose che circondavano i canali di irrigazione delle parule napoletane (i campi coltivati).

Solo le campagne acquitrinose che contornano i canali d'irrigazione delle parule (appezzamenti di terreno coltivati) napoletane.

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