Peel the oranges into wedges.   Non solo succo spremuto, o come frutto spezza-fame o di fine pasto: le arance, pelate al vivo trovano una svariata serie di utilizzi in cucina che vanno dal dolce al salato. Eliminare la buccia con l’albedo, i semi e soprattutto la pellicina bianca interna che racchiude gli spicchi non è un’operazione difficile, e si fa così…

 

Esecuzione:

tagliamo le due calotte superiore ed inferiore del frutto. Con un coltello a lama liscia ed affilata, seguendo la curvatura dell’arancia pratichiamo un’incisione che vada dall’alto verso il basso, posizionando la lama fra la polpa e l’albedo. Seguire la curvatura del frutto è importante per evitare inutili sprechi.

Proseguiamo così per tutta la sua circonferenza, taglio dopo taglio. Come si evince dalla foto, avremo il frutto pelato al vivo, ma al suo interno la polpa celerà ancora le pellicine che separano gli spicchi. Tenendo quindi in mano l’arancia, pratichiamo dei tagli profondi  “a cuneo”, o “aV”,   fino al centro del frutto, tra la pellicola e la polpa, liberando gli spicchi, uno dopo l’altro…

Il risultato finale sarà una “girandola” composta dalle sole pellicine che si apriranno come le pagine di un libro (le nostre prima di essere buttate sono finite in bocca, perché ricche di succo….), mentre la polpa in spicchi potrà essere utilizzata come meglio crediamo, non ultima in un’appetitosa insalata, o per decorare un piatto, un dolce, o per una torta, magari dopo averla opportunamente caramellata…

 

Non solo spicchi…

Una volta pelate al vivo le sole arance intere, possiamo anche semplicemente affettarle. E un’idea di utilizzo potrebbe essere farne un “letto” su cui adagiare o con le quali “avvolgere” carni o pesci che poi cuoceremo in forno. Oppure…

 

L’idea in più…:  “Insalata di finocchi e arance”, “Arance a fette condite alla contadina”.

 

ParOlando in cucina….

Albedo: si chiama albedo la parte interna della buccia degli agrumi, siano questi arance, limoni, mandarini o pompelmi o lime. Quella amarognola per intenderci, e che va tolta quando ad esempio si tagliano le “zeste” …

Zesta o zeste:  dal francese “zeste”, (0, anticamente,  “zec” o “zest”).  Secondo il francese moderno significa di per sé  “scorza di limone” . Oggi in cucina è diventato uso comune intendere, con il termine  zeste,  dei sottili fili di buccia di agrume, ricavati in genere con l’apposito attrezzino che, non affondando nella superficie esterna del frutto, ne taglia solo uno strato superficiale, senza arrivare dunque ad asportare anche l’albedo.

E’ quindi corretto dire zesta o zeste di limone ( o di arancio…), dunque non zesta o zeste di buccia di…

 

Per il piacere di saperlo…

Anche se amaro, mangiare l’albedo degli agrumi sembra sia molto salutare. Contiene infatti la maggior parte della vitamina C (circa il 70% contro il 25% del succo) .

Contiene inoltre la pectina, una fibra solubile che aiuta ad abbassare il colesterolo eliminando le sostanze tossiche. Non dimentichiamo poi che la pectina è un gelificante, prezioso anche nella preparazione di marmellate e confetture (il famoso E440 che spesso troviamo scritto tra gli ingredienti, sulle confezioni degli alimenti).

Ma l’albedo è anche ricco di preziosi  antiossidanti, di fibre e di altri agenti benefici per il nostro organismo.

 

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Cliccare, e poi cliccare ancora sulle foto in basso  per ingrandirle…

 

 

Categories: Frutta

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