Posted by clara on Nov - 5 - 2012 under Cacciagione, Carne, Pollame
Ingredients

La metà di un petto d'anatra con la pelle
1 mela granata matura
1 bicchierino di grappa ai lamponi
1 foglia grande di salvia
1 cucchiaino di zucchero di canna
pepe nero di mulinello
sale fino qb
Poco olio evo
Una nocina di burro

Cuisine: Cooking time: 25-30 mins Serving: 1-2 people

Duck breast in pomergranate sauce and rasberry grappa.  Un’altra intuizione di Cuciniamoinsieme.it. Un successo ogni volta che la ripropongo.  E visto che chi è previdente inizia già a pensare cene e pranzi natalizi, giro questa ricetta a voi tutti anche perché è semplice da realizzare e di grande scenografia.

Se invece volete realizarla al di fuori della stagione dei melograni, sappiate che in commercio nei negozi di specialità si trova dell’ottima melassa di melograno, che opportunamente diluita può essere un degno sostituto. In questo caso eliminate il cucchiaino di zucchero finale se non volete addolcire troppo il piatto.

Una ricetta però da tener presente nelle occasioni di festa, e non solo a Natale…

 

Esecuzione:

procuriamoci la metà di un petto di anatra, ormai reperibile praticamente tutto l’anno nei supermercati più forniti. Noi ne abbiamo utilizzato uno da 420 grammi, ma ce ne sono che arrivano fino a toccare il mezzo chilo, sufficienti per 1-2 persone.

Bruciamo sulla fiamma del fornello le piumette eventualmente rimaste. Con un coltello dalla lama liscia e affilata pratichiamo sulla pelle, senza incidere le carni, delle incisioni a rombo. In una padella versiamo poco olio e una nocciolina di burro, perché solitamente sotto  la pelle dell’anatra vi è un consistente strato di grasso che si scioglierà in cottura. Quindi evitiamo grassi in eccesso.

Portiamo a temperatura e rosoliamo a fuoco medio-alto il nostro petto, dalla parte della pelle. Giriamo e rosoliamo il retro. Saliamo.  Abbassiamo la fiamma e continuiamo a rosolare girando un paio di volte. Il tutto in 10-15 minuti, a seconda della grandezza del petto.

A questo punto rialziamo la fiamma al massimo e versiamo la grappa ai lamponi. Tiriamo la padella verso di noi e incliniamone il bordo (e il suo contenuto) verso la fiamma: la parte alcoolica della grappa prenderà fuoco (attenti alla fiammata). Riportiamo la padella nella posizione originale e aspettiamo che la fiamma si estingua.

Facciamo assorbire a fuoco vivo, quindi con l’aggiunta di un goccino di acqua a poco a poco cuociamo per un’altra decina-15 minuti. Teniamo conto che il petto al suo interno dovà rimanere rosato ma non crudo. Togliamo il petto dalla padella e teniamolo da parte in caldo.

Mentre il petto cucinava abbiamo aperto una bella mela granata matura. Sgraniamone delicatamente i chicchi eliminando la pellicina bianca che li nasconde perché allappa. Mettiamoli in uno schiacciapatate e spremiamoli estraendone il succo. Per un paio di volte mescoliamo i chicchi e rispremiamoli per estrarre tutto il succo. Teniamo da parte dei chicchi interi che ci serviranno per decorare il piatto.

Abbiamo appena messo in caldo il petto d’anatra. Deglassiamo il fondo di cottura eliminando un poco di grasso con un cucchiaio e versiamo il succo di melograno. Grattiamo eventualmente il fondo della padella per scioglierlo bene e a fuoco vivo riduciamo il tutto almeno della metà (occorreranno 5-6 minuti).

Quando il tutto avrà assunto consistenza aggiungiamo il cucchiaino di zucchero di canna (o anche normale semolato), e la foglia di salvia divisa a metà. Ancora un paio di minuti e spegniamo il fuoco.

Scaloppiamo il petto con tutta la pelle tagliando delle fette obliquamente non troppo sottili. Impiattiamo, versiamo il sughetto, pepiamo con pepe di mulinello, decoriamo con i restanti chicchi di melograno e portiamo in tavola ben caldo.

 

Cosa beviamo:  Refosco dal peduncolo rosso

 

 

Quale contorno?

Io ho servito una insalatina di valerianella condita con olio evo, chicchi di melograno e acidulato di Umeboshi che esalta il fruttato della realizzazione.

 

 

Per saperne di più:

il melograno nella simbologia ebraica -dal momento  che il suo frutto conterrebbe 613 semi (come  613 sono le prescrizioni scritte nella Torah,  osservando le quali si ha certezza di tenere un comportamento saggio ed equo-  è sinonimo di onestà e correttezza.

In realtà i semi sono in numero variabile, (di certo circa 600), ma la mela granata  ricorda quel numero, che come tanti altri  ha riferimenti precisi nella numerologia ebraica. E’ anche  simbolo di produttività, ricchezza e fertilità.

Alcuni studiosi di teologia ebraica hanno supposto che il frutto dell’albero della vita del Giardino dell’Eden fosse un melograno.

 

Curiosità:

quando nella Grecia antica ci si trasferiva in una nuova dimora, presso l’altare domestico quale primo dono era uso deporre un melograno, auspicio di fertilità, fortuna e abbondanza.

 

 

Testi e foto copyright Cuciniamoinsieme.it. Ne sono vietati l’uso o la riproduzione anche solo parziale senza previa autorizzazione

 

 

 

 

 

 

Meal: Food type:

6 Responses so far.

  1. Picazio Antonella ha detto:

    Che bel frutto il melograno!Esteticamente bello, ma pure una bellezza intrinseca,legata ai miti e alle leggende che lo circondano. Persefone…6 acini mangiati…6 mesi d’inferno…e la terra che langue e quasi muore in quei mesi!
    Delizioso da gustare come frutto, come succo, sciroppo concentrato e versatile in cucina.
    Anch’io lo adopero molto. Il tuo petto d’anatra dev’essere eccellente!

    • clara ha detto:

      Sì Antonella, è davvero venuto buono fatto così. Direi proprio una ricetta azzeccata! Non c’è che dire, hai ragione. Il melograno è un frutto che anch’io adoro: mi piace l’albero, mi piacciono i fiori di uno splendido rosso. E i frutti dai bellissimi colori che dentro racchiudono ben stretti tutti quei piccoli rubini!

      Non conoscevo la leggenda legata a Persefone, ma se andiamo a guardare certi dipinti di Maestri famosi e meno noti di varie epoche anche antiche, uno dei frutti ritratti con più ricorrenza è proprio questo. Evidentemente il fascico del melograno viene da molto lontano…

      Pensa che nei miei ricordi di bambina cè un albero in campagna da mia nonna, proprio di melograno: ne ammiravo i fiori e ne mangiavo i frutti. Proprio 3 anni fa, quando di quell’albero non era rimasto più nemmeno il ricordo (negli altri), io sono tornata a piantarne uno proprio in quell’angolo. Può una pianta rimanerti nel cuore? Direi proprio di sì. E tu puoi capirlo…

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