Posted by clara on Mag - 2 - 2012 under Pesci, crostacei, molluschi e frutti di mare, Verdure
Ingredients

6 carciofi
800 g di seppie medio-grandi
Aglio 1 spicchio
Prezzemolo tritato qb
Olio e.v.o. qb
Peperoncino o pepe qb


Cuisine: Cooking time: 30 mins Serving: 4 people

 

E’ tempo di questo straordinario dono di Madre natura: i carciofi. E così abbiamo deciso di provare una variante del classico secondo di piselli con le seppie. E diremmo che l’esperimento è riuscito benissimo, da ripetere…

 

Esecuzione versione normale:

pulite e spellate le seppie togliendo ogni residuo di sabbia, e affettatele. Tagliate anche i ciuffi. Pulite i carciofi e tagliateli a fette un po’ spesse e lasciateli immersi in acqua fredda senza limone.

In una capace padella o in una pentola portate a temperatura (un po’ prima del punto di fumo) l’olio. In un colpo solo versatevi le seppie, salate velocemente, aggiuntete uno spicchio di aglio svestito ed incoperchiate, in modo che le seppie rilascino la loro acqua di vegetazione, che dopo aver tolto il coperchio al massimo dopo un paio di minuti, farete consumare a fuoco vivo.

Questo  shock termico è il segreto per avere delle seppie tenerissime. Sempre tenendo la pentola scoperchiata aggiungete i carciofi, un pizzico di peperoncino o di pepe e il prezzemolo tritato, abbassate la fiamma e fate cuocere a fuoco dolce fino a cottura aggiungendo via via un po’ di acqua. Niente vino stavolta perché esalterebbe la ferrosità del carciofo.

 

Esecuzione versione ligh:

Procedete come sopra per la fase iniziale preparatoria. Versate nella pentola o nella padella un velo d’acqua e quando bolle versate le seppie, velocemente il sale e l’aglio e incoperchiate. Procedete come sopra cuocendo senza olio. Quando il piatto è pronto impiattate e mettete un cucchiaio o un cucchiaino di buon olio crudo.

 

Cosa beviamo: abbiamo abbinato un Pinot nero dell’Alto Adige

 

Note: vi ricordo di non strofinare col limone i carciofi perché ne altera il sapore. Per non farli annerire semplicemente puliteli e tagliateli velocemente e poi metteteli subito a cuocere, oppure teneteli immersi interi in acqua fredda e tagliateli all’ultimo momento.

Se acquistate i cosiddetti “cimaroli” romaneschi, fate attenzione che il gambo sia  dritto: se è arcuato vi stanno vendendo uno dei dei carciofi sottostanti, che per crescere, disturbaci dal carciofo in cima, sono costretti a piegare il gambo. Non che ci siano differenze di gusto, ma estetiche (il cimarolo è più grande) e soprattutto di tasca (costa di più).

 

Curiosità:

Pare che la domesticazione del carciofo sia iniziata nel I secolo in Sicilia, ma la pianta era già conosciuta ai greci ed ai romani nella sua forma selvatica. Al carciofo vennerro attribuite proprietà afrodisiache.

Ne esistono di diverse qualità, a partire dallo spinoso in diverse carianti e che io trovo il più saporito (specie il ligure e il sardo), ma è questione di gusti. Ci sono quelli verdi e quelli violetti. Ci sono quelli autunnali, primaverili e quelli delle  pianti rifiorenti; tutti insieme ci garantiscono una lunga stagionalità del prodotto, che va dall’autuno alla primavera inoltrata.

 

Meal: Food type:

One Response so far.

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